African Stories: Bakar, una vita tra Senegal e Italia

African stories
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Un mese per rispondere alle domande e una calma serafica in grado di sovvertire tutte le leggi che regolano il mondo veloce dei social network, capaci, a volte, di fagocitare le vite di chi li usa per lavoro e non solo.
E così, mentre la media delle persone nel mondo risponde a un messaggio su Whatsapp dopo cinque minuti, il nostro amico Bakar, a causa dei collegamenti digitali in Senegal, ci ha impiegato decisamente di più a riprova del fatto che – sebbene l’anno scorso sia stata annunciata la digitalizzazione del Senegal al 100% ad opera di 3 società di telecomunicazioni, ossia Orange, Sonatel, Ses – la strada da compiere in materia di collegamenti veloci è ancora lunga.

Ma Bakar non è una persona schiacciata dal peso di alcuni disagi evidenti, anzi, è un uomo ironico che si lascia trasportare dal flusso delle sue giornate, dandosi da fare per la sua Africa e godendosi un Paese tanto complesso quanto affascinante da un punto di vista storico e culturale.
Senza dimenticare i recenti successi della nazionale di calcio senegalese. Bakar Arona Sy è anche un attivista che ora fornisce il suo contributo prezioso a distanza per Connect, ma ancora prima in Italia è stato parte attiva della Cooperazione Internazionale (COOPI): un’organizzazione umanitaria italiana, fondata a Milano nel 1965.

African stories: l’arrivo di Bakar in Italia

“Vivo in Senegal, sono nato nel 1966, ho quattro figli, tre maschi e una femmina. Per dieci anni ho lavorato in una società elettrica come magazziniere, poi ho deciso nel 1999 di andare via perché era impossibile intravedere un futuro. Prima a Parigi, dove viveva mio fratello maggiore e poi in Italia. In quegli anni andava di moda andare in Italia, sono arrivato in realtà senza un’idea precisa nell’hinterland milanese – racconta Bakar, ben conscio ora di come forse non faccia così poi tanta tendenza il Belpaese – iniziando a fare il venditore ambulante nelle metro e nei mercati fino ad arrivare alla mia esperienza nel ristorante ‘Via del Borgo’ in provincia di Monza Brianza dove sono rimasto fino al 2004. Questo ha rappresentato per me un periodo sereno, perché mi sono sentito come a casa, avevo un contratto a tempo indeterminato.
Nel 2004 sono tornato in Senegal sei mesi e successivamente di nuovo in Italia dove ho lavorato nell’industria chimica. In quegli anni mi sono iscritto anche a un’accademia musicale in cui ho studiato per tre anni storia dell’arte e letteratura musicale”.

African stories: il ritorno in Senegal

Bakar non si è semplicemente limitato a vivere, bensì si è speso anche per la comunità in un’ottica di solidarietà circolare che vede le persone aiutate impegnarsi a loro volta per gli altri. Ha aiutato gli immigrati senegalesi, si è occupato di mediazione culturale e ha avviato delle raccolte fondi. Poi è tornato in Senegal proprio per portare avanti i progetti della COOPI. Oggi gestisce un’azienda agricola nel suo Paese, ma continua a battersi per l’integrazione culturale assieme a noi. Sul suo continente, infine, afferma: “Quando sei in Europa pensi veramente che l’Africa sia povera, poi dopo capisci che l’hanno impoverita”.

Veronica Otranto Godano