"Il silenzio di Moussa": l'iniziativa per cambiare la cura della salute mentale nelle carceri in Italia

"Il silenzio di Moussa"

Roma 21 Ottobre – Dal 26 ottobre al 15 novembre, l’associazione Connect APS lancia “Il silenzio di Moussa”,  sei tappe video di approfondimento che sarà possibile seguire sulle pagine Facebook, Instagram e Linkedin di Connect per raccontare, con un conto alla rovescia, i 21 giorni di detenzione e parziale isolamento di Ben Mahmoud Moussa trascorsi senza terapia curativa della sua malattia e senza una visita di un familiare, tra la cella dell’istituto penitenziario di Genova Marassi e l’ospedale San Martino.

Attraverso video divulgativi, testimonianze e contributi, l’iniziativa racconterà i nodi salienti del percorso di Moussa in detenzione e di come il sistema penitenziario fallisca nell’individuare e tutelare le persone fragili.

La grave vicenda ripercorsa nel dettaglio dall’inchiesta di IRPI (Investigative Reporting Project Italy), è emblematica e merita di essere conosciuta perché fa emergere con chiarezza cristallina le carenze del percorso del ragazzo all’interno dell’istituzione, cioè come il sistema oggi isoli, invece di soccorrere, chi mostra segni di fragilità mentale.

L’evento conclusivo si terrà online il 15 novembre, anniversario della sua morte, in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri. Un momento di confronto aperto al pubblico con giornalisti, operatori sociali e familiari.

La storia di Moussa

Moussa Ben Mahmoud era un ragazzo tranquillo, nonostante il viaggio traumatico in cui era stato trafficato dalla Tunisia, si era inserito bene, ed era ormai diventato quasi genovese. Era un bravo pizzaiolo che, mentre cercava l’amore, aveva trovato una relazione malata, che lo aveva condotto all’abuso di droghe. Così emergono i primi episodi di problemi di salute mentale che sfociano in casi di aggressività. Così entra in carcere la prima volta. 

Arriva la diagnosi di disturbo schizotipico, confermata con una seconda diagnosi.

Moussa viene posto in libertà vigilata perché è noto che la patologia è incompatibile con il carcere. Intraprende un percorso di terapia con il Centro di Salute Mentale dell’Asl 3 di Genova. Nonostante questo, forse a causa dello stigma, riprende l’uso di droghe e dopo poco viene nuovamente arrestato.

Questa volta non uscirà mai dal carcere e si toglierà la vita nel novembre 2024.

Oggi i familiari chiedono giustizia ed è in corso un procedimento penale.

Il caso di Moussa: una ferita aperta per la regione Liguria

Il caso di Moussa è di una gravità esemplare e per questo motivo rappresenta una ferita aperta per la regione Liguria.

Secondo i documenti ottenuti da IRPI, al nuovo ingresso in carcere le diagnosi di patologia psichiatrica non vengono inserite nella scheda del nuovo giunto, neppure le segnalazioni compiuta da un giudice non viene considerata seriamente. Moussa era in astinenza da droghe e non è mai entrato in un percorso con il SERD.

Durante le poche settimane di permanenza nell’istituto di Genova Marassi Moussa non vedrà mai uno psicologo o uno psichiatraNemmeno un familiare potrà parlare con lui, a causa della distanza con la Tunisia, a causa dei documenti che vengono richiesti.

Moussa non verrà individuato come categoria fragile nonostante il sistema, sulla carta, sia strutturato per evitare proprio i casi come questo.

I documenti – visibili nell’inchiesta IRPI – sembrano dimostrare cosa invece avviene veramente.

VIDEO 1 

LINK AL VIDEO 2

Connect e l’impegno per dar voce a chi non ne ha

Connect è impegnata nel tutelare i diritti delle minoranze marginalizzate attraverso un’attività di media outreach investigativo: facciamo conoscere la storia di Moussa, perché non riaccada più.

L’inchiesta è stata realizzata con il supporto di Journalismfund Europe