30 Maggio, Campidoglio: le proposte di Connect agli Stati Generali della Migrazione

connect stati generali

Sabato 30 maggio 2026, nella cornice istituzionale del Campidoglio, l’associazione Connect APS ha presentato due proposte concrete per promuovere la tutela dei diritti umani, conciliare la convivenza in un’ottica inter-culturale e confutare i falsi miti sui fenomeni migratori.

Connect e gli Stati Generali della Migrazione: mediatori culturali stabilizzati e lotta alla disinformazione

Alla Sala del Carroccio, durante l’incontro “Migrazioni, diritti e lavoro: un percorso pubblico verso gli Stati generali”, promosso dal Consiglio nazionale delle diaspore e migrazioni (Conadimi), Laura Ghiandoni, presidente di Connect, ha orientato le luci dei riflettori sulle distorsioni nella narrazione degli stili di vita delle comunità alloctone. Come intervenire?

La prima soluzione illustrata dalla presidente di Connect riguarda la stabilizzazione di mediatori interculturali ed etnopsicologi nei Tribunali per i minorenni, nelle ASL e nei servizi pubblici che entrano in contatto con famiglie e cittadini di diversa cultura. Infine, fari puntati sulla mistificazione e sulla distorsione della realtà attraverso la disinformazione, tramite la creazione di un network interculturale di monitoraggio contro la disinformazione sulle migrazioni, guidato anche dai leader delle diaspore, per contrastare fake news, razzismo sistemico e narrazioni ingannevoli rivolte ai giovani nei Paesi d’origine.

Evidenze di una vera e propria “guerra cognitiva” e di una disinformazione diffusa in modo capillare dall’estero all’Italia è stata confermata dal lavoro di approfondimento pubblicato dall’Università della Tuscia e dall’Università di Torino nel 2025 nel testo intitolato “Minacce ibride alla sicurezza nazionale: disinformazione e migrazioni” realizzato con in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione.

Libro di Alessandro Sterpa e Silvia Sassi - Minacce Ibride alla Sicurezza Nazionale: disinformazione e migrazioni

Laura Ghiandoni, giornalista e presidente di Connect

Nel corso del confronto, Laura Ghiandoni, giornalista e presidente di Connect, è intervenuta sul tema “Diversità culturale e istituzioni: riconoscimento, partecipazione e inclusione. Il ruolo delle istituzioni nella costruzione di una società plurale e coesa”, richiamando l’attenzione sul rischio che differenze culturali non comprese possano trasformarsi in gravi errori istituzionali, amministrativi o giudiziari.

Al centro dell’intervento, il caso di una madre straniera che rischiava l’allontanamento del figlio a causa di un gesto di cura interpretato erroneamente come incuria: l’allattamento e la somministrazione del latte al bambino secondo modalità considerate normali nel suo Paese d’origine. Una vicenda risolta solo grazie all’intervento di una mediatrice interculturale, capace di spiegare il significato di quel comportamento e di evitare una frattura familiare.

“Quando la tenuta di una famiglia dipende dalla fortuna di incontrare una brava mediatrice culturale, significa che il sistema ha una falla” ha dichiarato Laura Ghiandoni. “Non possiamo lasciare alla casualità la comprensione delle differenze culturali, soprattutto nei luoghi in cui si prendono decisioni delicatissime sulla vita delle persone, dei minori e delle famiglie. Mediatori interculturali ed etnopsicologi devono diventare presenze strutturali nei Tribunali per i minorenni, nelle ASL e nei servizi pubblici che incontrano culture diverse”.

La diversità deve essere inquadrata nel framework dell’inclinazione alla conoscenza e della reciprocità. Secondo Ghiandoni: “La diversità non può essere trattata come un concetto astratto o come una formula da inserire nei documenti ufficiali. La diversità è conoscenza, esperienza, sapienza. Significa riconoscere che in altri contesti esistono gesti, linguaggi e pratiche differenti, che non possono essere giudicati senza strumenti adeguati. Una società davvero democratica non cancella le differenze: si attrezza per comprenderle”.

Dalla conoscenza alla consapevolezza. La prassi della formazione e dell’informazione

Il terreno per un confronto proattivo è identificato da Laura Ghiandoni nella costruzione di un network di monitoraggio interculturale, fondato sulla collaborazione con comunità, associazioni e leader delle diaspore, per intercettare e smentire contenuti falsi o manipolatori sia in Italia sia nei Paesi di provenienza.

“Le diaspore possono diventare presidi di verità. Servono reti capaci di contrastare la disinformazione qui, dove alimenta paura e razzismo, e nei Paesi d’origine, dove può spingere giovani e famiglie nelle mani dei trafficanti. La battaglia contro le fake news sulle migrazioni è anche una battaglia per la sicurezza, per la dignità umana e per la qualità della nostra democrazia”.

Connect ha inoltre richiamato la necessità di difendere i principi costituzionali e il patrimonio giuridico costruito in Italia contro razzismo e discriminazioni, dall’articolo 3 della Costituzione alla normativa contro l’odio razziale e per la parità di trattamento.

“L’Italia ha conosciuto pagine buie, in cui il razzismo è diventato legge dello Stato. Proprio per questo oggi abbiamo il dovere di usare gli strumenti democratici, culturali e istituzionali a nostra disposizione per impedire nuovi arretramenti” ha concluso la presidente Ghiandoni. “Il percorso degli Stati Generali può rappresentare un’occasione importante per passare dalle dichiarazioni di principio a proposte concrete. Connect è pronta a fare la propria parte, mettendo al centro ascolto, competenze, diritti e responsabilità”.

connect stati generali
Da sinistra, Laura Ghiandoni, presidente Connect, destra direttivo membri La Rosa Roja

Il quadro normativo secondo Conadimi

Elizabeth Rijo, presidente nazionale del Conadimi, ha evidenziato la lacunosità e l’inefficacia della normazione dei fenomeni migratori. “L’attuale Testo Unico Immigrazione (D.Lgs. 286/1998), modificato nel tempo attraverso numerosi interventi normativi si presenta, secondo Conadimi, fortemente frammentato, stratificato e di complessa interpretazione, rendendo difficile una governance efficace, stabile e orientata al lungo periodo. Per questo ci mettiamo a disposizione per dare il nostro contributo alla costruzione, in maniera condivisa e partecipata, di una riforma organica del sistema normativo italiano in materia migratoria, nella consapevolezza che l’attuale quadro legislativo non sia più adeguato alla complessità dei fenomeni contemporanei”.