Connect al Senato: Il valore strategico della mediazione interculturale

Il 18 Giugno Connect è intervenuta al nuovo appuntamento istituzionale degli Stati Generali delle Migrazioni, convegno che si è svolto nella sala Sisma al Senato della Repubblica, dal titolo: “Dall’ascolto alla proposta: costruire insieme il futuro delle politiche migratorie in Italia” promosso dalla senatrice Sabrina Licheri, del Movimento 5 Stelle.

Laura Ghiandoni, presidente di Connect APS, ha esplicitato un passaggio cruciale nella gestione solidale dei flussi migratori nel riconoscere istituzionalmente la figura del mediatore interculturale. “Servono professionisti esperti” ha detto la portavoce “che abbiano vissuto l’esperienza della migrazione in prima persona, inseriti in pianta stabile con il Contratto Collettivo Nazionale (CCNL). Devono essere punti di riferimento stabili nei servizi e negli istituti penali. Figure specializzate in diversità culturale, capaci di orientare le istituzioni fuori dalle logiche strettamente etnocentriche. Devono essere interpellate in modo regolare etnopsicologi, figure capaci di comprendere quando si tratta di una cultura diversa o di un problema di salute mentale.

E ha continuato:

Quando una persona con background migratorio vive una condizione di fragilità, legata alla salute mentale, allo sfruttamento criminale o alla tratta, rischia di trovarsi completamente isolata”, ha dichiarato Ghiandoni. “La barriera linguistica e la mancata conoscenza dei contesti culturali possono generare interpretazioni sbagliate, ritardi e decisioni capaci di incidere drammaticamente sulla vita delle persone”.

La seconda proposta riguarda la creazione di un network di monitoraggio delle notizie dall’estero, “presidi di verità” in grado di confutare le fakenews sia in Italia, per frenare il razzismo sistemico, sia nei Paesi d’origine, per smascherare le bugie dei trafficanti di esseri umani.

Denuncia Ghiandoni: “Gli esperti di geopolitica e sicurezza nazionale sono già al corrente, e un’organizzazione di giornalisti investigativi ha trovato le prove. Vengono usate tecniche sofisticate di psicologia e manipolazione di massa per costruire un capro espiatorio nei migranti su cui veicolare l’odio. Accusare i migranti dei problemi del Paese, generare confusione, è il primo passo per scardinare la fiducia nella democrazia e spingere l’opinione pubblica verso modelli autoritari”.

Uno studio dell’Università della Tuscia, intitolato “Minacce ibride alla sicurezza nazionale: Disinformazione e migrazioni”, curato dai costituzionalisti Alessandro Sterpa e Silvia Sassi, spiega questo arretramento. Regimi autoritari usano l’informazione come arma per destabilizzare le democrazie. C’è una “disinformazione del migrante” nei Paesi d’origine, con video deepfake che illudono sulla facilità del viaggio; e convincono i ragazzi a partire con storie che preludono a grandi successi per chi lascerà il proprio paese, e invece finisce nella trappola del traffico di esseri umani, c’è una “disinformazione dell’elettore” qui in Italia, dove l’infosfera viene inondata di frame ansiogeni – come la parola “invasione” – per alimentare la paura e generare confusione.

Dipende da noi se chi manipola l’informazione per vantaggi politici ed economici avrà la strada spianata per affossare la libertà di tutti. Dipende da noi decidere se essere pronti a difenderci, per garantire un futuro dignitoso alle nuove generazioni. In Italia, per debellare la piaga del fascismo e conquistare la democrazia, sono morte migliaia di persone. Siamo ancora in tempo per non cadere in questa trappola”, è il messaggio conclusivo della presidente di Connect APS.