Guerra cognitiva: cos’è, perché può minacciare le democrazie e cosa dice la Costituzione

Guerra cognitiva

La guerra cognitiva rappresenta una delle nuove dimensioni dei conflitti contemporanei. Accanto alle guerre tradizionali, gli Stati devono confrontarsi con minacce ibride, attacchi informatici e campagne di disinformazione capaci di influenzare l’opinione pubblica senza ricorrere direttamente alla forza. In questo scenario cambia anche il concetto di guerra: il campo di battaglia può essere digitale e il bersaglio può diventare la percezione delle persone.

Dalla guerra tradizionale alla guerra cognitiva

Il concetto di conflitto è profondamente cambiato. Oggi le informazioni, gli algoritmi e gli strumenti digitali possono essere utilizzati per influenzare il modo in cui le persone interpretano gli eventi e prendono decisioni. È questo il terreno della guerra cognitiva: non necessariamente colpire un territorio, ma incidere sulla percezione della realtà. Internet e i social media hanno inoltre modificato il rapporto dell’opinione pubblica con la guerra, esponendola continuamente a immagini e video di conflitti. Questa esposizione può contribuire all’assuefazione e alla perdita di coinvolgimento di fronte alla sofferenza.

Guerra cognitiva e democrazia

Le democrazie sono particolarmente esposte alle campagne di disinformazione perché si fondano sulla libertà di espressione e sulla libera circolazione delle informazioni. Proprio queste libertà possono però essere sfruttate per amplificare contenuti manipolativi, alimentare la polarizzazione e indebolire la fiducia nelle istituzioni. La difesa democratica non consiste quindi soltanto nel proteggere le infrastrutture, ma anche nel rafforzare la capacità dei cittadini di riconoscere manipolazioni, verificare le fonti e distinguere i fatti dalle narrazioni.

Minacce ibride e cybersicurezza

Le minacce ibride possono combinare strumenti diversi, dagli attacchi informatici alle campagne di disinformazione, dalle pressioni economiche alle operazioni di influenza. In Italia l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) svolge un ruolo centrale nella protezione del Paese dalle minacce informatiche e nella cooperazione con i partner europei. La dimensione digitale, infatti, non si ferma ai confini nazionali e richiede risposte coordinate.

Cosa dice la Costituzione italiana sulla guerra

La Costituzione italiana, all’articolo 11, afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’articolo 52 stabilisce invece che la difesa della Patria è un «sacro dovere del cittadino». In un mondo nel quale un attacco può colpire infrastrutture digitali, servizi essenziali o il dibattito pubblico senza l’impiego di armi convenzionali, emerge quindi una domanda: come riconoscere le nuove forme di conflitto?

Cyber Solidarity Act e AI Act: le risposte dell’Unione europea

L’Unione europea ha rafforzato la propria risposta sul fronte della cybersicurezza con il Cyber Solidarity Act, entrato in vigore il 4 febbraio 2025. Il regolamento punta a migliorare la preparazione, l’individuazione e la risposta agli incidenti informatici e prevede una rete europea di poli nazionali e transfrontalieri per la cybersicurezza. Nel 2024 è inoltre entrato in vigore l’AI Act, il primo quadro normativo organico dell’UE sull’intelligenza artificiale, basato su un approccio al rischio e sulla tutela dei diritti fondamentali.

Quando possiamo davvero parlare di guerra?

La domanda rimane aperta. Se un attacco informatico blocca un ospedale, una campagna di disinformazione altera il dibattito pubblico o strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati per diffondere contenuti manipolativi, siamo di fronte a semplici incidenti o a nuove forme di conflitto? Il diritto sta cercando di adattarsi a questo scenario, ma la sfida più importante resta trovare un equilibrio tra sicurezza, innovazione e libertà fondamentali. Comprendere la guerra cognitiva significa anche capire come difendere la democrazia senza rinunciare ai valori che la fondano.